Vinchef Taste Weekend

Un week end davvero intenso quello appena trascorso tra le colline del Monferrato e delle Langhe; una magnifica occasione per riscoprire i sapori piemontesi, passando attraverso i vigneti e i loro frutti, fino ad arrivare ad una caccia speciale, quella al tartufo. Questo e molto altro ho avuto modo di vivere in prima persona nelle giornate appena trascorse, ma andiamo con ordine.

 

La prima tappa di questa speciale gita scolastica è stata venerdì sera, quando ho avuto modo di conoscere tanti altri appassionati di cucina che, come me, erano stati chiamati a partecipare a questa fantastica esperienza sensoriale. Dopo un po’ di chiacchiere e risate nella magnifica cornice dell’Agriturismo Tenuta La Romana, ci siamo diretti verso la prima vera e propria tappa del week end: una magnifica cena dove i sapori piemontesi, quelli tipici e veri la facevano da padrone ma con una piccola variante sul tema: l’uso di Vinchef a tutto tondo, in ogni pietanza, dall’antipasto al dolce. Il tutto ovviamente era annaffiato dai migliori vini della zona, Barbera d’Alba in testa. E’ stata una serata davvero speciale, in cui finalmente abbiamo avuto modo, intorno ad un tavolo e con una magnifica cena davanti, di dare un volto a tutte quelle persone che conoscevamo solo virtualmente.

Stanchi ma soddisfatti siamo tornati all’agriturismo e finalmente abbiamo potuto lasciarci andare tra le braccia di Morfeo, ma solo dopo aver puntato la sveglia perchè l’indomani sarebbe stata una giornata molto intensa e interessante. Alle 8.30 ritrovo nella sala da pranzo dell’agriturismo per una colazione dolce ma non troppo pesante, altrimenti chi ce la fa a star sveglio?? Appena preso il caffè e carburato come si deve, tutti sul pulmino, in partenza per l’Azienda Vitivinicola Toso.

Qui abbiamo scoperto la storia di questa Cantina. La Cantina Toso ha attraversato un secolo della storia della vite e del vino in Piemonte, legando il suo nome al Moscato, all’Asti, agli spumanti e ai Vermouth. L’innovazione degli impianti, il controllo qualità e l’ecosostenibilità rappresentano, per questa Cantina, che produce circa 20 milioni di bottiglie all’anno, i cardini dell’attività produttiva, volta a raggiungere l’impatto “zero” in relazione all’emissione di anidride carbonica. Ma come tutti sappiamo, il vino ha sempre avuto una grande importanza in cucina, sin dai tempi di Apicio, per passare attraverso nomi come Escoffier. Secondo l’esperienza infatti, il vino poteva servire ad intenerire la carne, oltre che a dare una nota di sapore caratteristica; inoltre, nelle marinature, il vino permetteva di infiltrare al meglio gli aromi nelle preparazioni. D’altro conto le erbe e le spezie, dosate in maniera corretta, rendevano i piatti più digeribili e appetitosi. Da queste basi è partita l’avventura di Vinchef, un insaporitore naturale, a base di erbe aromatiche infuse nel vino. Come ci è stato spiegato, è un prodotto completamente naturale, realizzato lasciando per lunghi periodi gli aromi in infusione nel vino bianco, fino a raggiungere la giusta intensità di sapori e profumi.

Dopo aver visitato l’azienda, con tutta la catena produttiva, dall’arrivo delle uve, fino all’imballaggio dei cartoni, siamo approdati nel suggestivo Museo Enologico Toso, uno spazio dedicato alle fatiche di un tempo ed al progresso tecnico che ha accomapgnato l’azienda durante tutta la sua vita. Da qui siamo arrivati alla sala dei vermouth, dove il “Tavolo dell’erborista” raccoglie le principali essenze utilizzate nella lavorazione di questo vino aromatico.

In tarda mattinata, dopo un po’ di shopping nella bottega della Cantina Toso, siamo tornati in agriturismo, dove la cucina ha aperto le porte alla sprimentazione e dove tutti noi abbiamo potuto testare in prima persona la versatilità di Vinchef. Subito dopo, tutti a tavola e, dismesse le vesti di “chef”, siamo entrati nella parte dei commensali, per gustare i piatti precedentemente preparati con l’aiuto di Vinchef. Il menù completo è stato pubblicato sul blog di Vinchef, con le relative ricette. Teminato il pranzo, giusto per smaltire tutto il ben di Dio che avevamo gustato, siamo andati alla ricerca dei tartufi, che, come già ripetuto più e più volte, personalmente adoro. Scoprire come si trovano è stato davvero interessante, soprattutto perchè Luna, la volpina da trifole che insieme al suo padrone, ha lavorato per noi, era davvero in gamba oltre che simpaticissima. Il bilancio è stato positivo: 2 tartufi trovati, anche se piccini! Brava Luna!

Con questo il nostro week end si è concluso e, dopo i saluti di rito e la promessa di ritrovaci al più presto, siamo saliti in macchina e tornati a casa. Che dire…complimenti Cantina Toso! E complimenti a chi ha organizzato questa magnifica esperienza e ci ha permesso di viverla!

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Tajarin al tartufo bianco d’Alba

Oggi non sono qui a proporvi ricette complicate o pretenziose ma per esaltare al massimo uno dei prodotti della nostra terra piemontese: il tartufo bianco.

Il tartufo…oggetto di discordia; i più lo considerano una fonte di estasi per i palato..i detrattori sostengono che è come mangiare un pezzo di polistirolo all’odore di metano…ed è a loro che io dico che non capiscono nulla!!!!

Personalmente lo posiziono nella top 10 degli alimenti evergreen; anche se in realtà non lo si può definire un “alimento” nel senso proprio del termine perchè, si, è vero che è un tubero commestibile ma chi di noi si sognerebbe mai di mangiarlo così, nudo e crudo? In realtà l’ho fatto una volta, da bambina, mettendomi in bocca un tartufo intero e lasciando mia madre senza parole…questa è negli annali della mia fgamiglia. Comunque il tartufo è prima di tutto un profumo…si, perchè io non smetterei mai di sniffarlo..ci passerei delle ore…è uno dei pochi profumi che riesce a farmi venire il salivino senza bisogno di mangiare nulla…una delizia insomma.

 

Ma bando agli indugi..torniamo all’argomento principe dell’articolo: i tajarin, la morte del tartufo per eccellenza. Quelle tagliatelle sottilissime, quasi capelli d’angelo, fatti con tante uova, gialli, giallissimi. E quale condimento se non un po’ di burro per esaltare al massimo la semplicità del piatto e il suo Re, il tartufo? Vediamo come procedere:

Tempo di preparazione: 10 minuti

Difficoltà: facile

Ingredienti (x 4 persone):

400 gr di tajarin all’uovo (si possono comprare ma il procedimento per realizzarli è quello della classica pasta all’uovo e lo trovate qui)

1 tartufo bianco da 35/40 gr

100 gr di burro

sale grosso

 

Procedimento:

Pulite accuratamente il tartufo con uno spazzolino dalle setole morbide e un panno morbido.

Portate ad ebollizione abbondante acqua salata, quindi cuocetevi i tajarin (4-5 minuti sono sufficienti). Nel frattempo fate fondere il burro in un tegame abbastanza capiente da contenere la pasta. Una volta scolata la pasta, conditela con il burro fuso. Servite con un’abbondante grattata di tartufo e buon appetito!

Con questa ricetta partecipo a :

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