#albeinmalga e l’alpeggio prende vita

Vi piacerebbe imparare a mungere una mucca? O ancora imparare come si fa il formaggio con i metodi antichi? Salire al pascolo, riconoscere i germogli delle erbe spontanee e ascoltare le storie e i racconti dei protagonisti della malga?

Nei mesi di luglio e agosto sarà possibile, grazie ad una iniziativa dell’Ente Turismo Trentino. Infatti tutti i sabati di questi due mesi una quindicina di malghe apriranno le porte al mondo esterno, facendo conoscere i passi per la produzione di formaggi d’alpeggio straordinari. Ogni alba sarà speciale perchè oltre a seguire la filiera del latte per intero, ci sarà la possibilità di fare un’escursione insieme a guide alpine o accompagnatori di territorio lungo percorsi naturalistici.

Foto visittrentino.it

Personalmente avrò la fortuna di assistere a tutte queste fasi sabato 6 luglio, alla Malga Trenca, a Roncegno Terme, in Val Sugana. La giornata inizierà prestissimo, alle 5.00 del mattino, quando ci ritroveremo tutti al Rifugio Serot, da dove partirà l’escursione che ci porterà, dopo circa un’ora di cammino, alla Malga Trenca. A questo punto ci si dovrà mettere al lavoro, recuperando gli animali dal pascolo e preparandoli alla mungitura, dando da mangiare a capre e pecore e riordinando la stalla. Terminati questi lavori, Vito, il malgaro, ci insegnerà come produrre il formaggio secondo metodi antichi; a seguire un’abbondante colazione a base di prodotti tipici del luogo e con i prodotti della malga ci rifocillerà e ci delizierà. Alle 10 circa saremo liberi di girare con il naso all’insù per la vallata, scoprendo le meraviglie della Val Sugana.

Foto visittrentino.it

Allora…vi ho un po’ incuriositi? Se la risposta è si informatevi subito qui e prenotate la vostra #albainmalga! Io vi aspetto il 6 luglio!!

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Una vera esperienza sensoriale al Magorabin

Già…è proprio quello che ho vissuto qualche giorno fa a pranzo al Magorabin, ristorante stellato di Torino. Ho avuto l’onore di essere ospite di Marcello Trentini, chef e patron di questo piccolo ma grande ristorante sito nel cuore di Torino, a pochi passi dalla Mole Antonelliana, in corso San Maurizio 61/B.

All’ingresso sono stata accolta dal maitre, con modi impeccabili e che, lì per lì, mi hanno anche leggermente intimidita. La prima cosa che colpisce è la dimensione ridottissima del locale; appena 9 tavoli, 5 rotondi e 4 quadrati, tutti coperti da meravigliose tovaglie di un delicato color ecrù.  Poi si sente la musica di sottofondo, classica, molto discreta ma con un enorme effetto calmante. Sono dunque stata accompagnata al tavolo a me riservato ed è iniziato il vero e proprio idillio.

In pochi minuti si sono materializzati sul tavolo un bicchiere di vermuth e 7 amuse bouche, uno più bello e buono dell’altro. Erano nell’ordine, club sandwich, bloody mary, giardiniera, macaron con mousse di fegato di coniglio e tartufo nero  (semplicemente favoloso), mousse di fegato di vitello e nocciole, peperone e acciuga (una sferetta deliziosa!) e una brioche con olive taggiasche (morbida e delicatissima). Ho assaporato il tutto in silenzio quasi religioso, godendomi ogni singola sensazione dettata dalle papille gustative.

Nel frattempo Marcello è uscito dalla cucina ed è venuto a salutarmi con la solita allegria e il calore che lo contraddistinguono, spiegandomi brevemente cosa aveva in mente per il mio pranzo e chiedendomi se c’erano alimenti a cui ero intollerante o che non gradivo (ovviamente risposta negativa su tutti i fronti; avevo deciso che avrei assaggiato tutto quello che mi avesse proposto e non sbagliavo).

E’ così iniziata la rassegna dei classici piatti del Magorabin, dall’apertura ad oggi. Un crescendo di sapori  e di colori che mi hanno lasciato appagati tanto gli occhi (e ve ne renderete conto) quanto il palato e l’olfatto (e su questo mi spiace non potervi aiutare, anche se sono sicura che, dopo avermi letta, avrete voglia di provare in prima persona).

Il primo piatto ad uscire dalla cucina è “Oyster – Steak Tartare”, ovvero una battuta di fassone a coltello con ostrica, creme freiche e foglia d’ostrica. La foglia d’ostrica prepara la bocca all’esplosione di sapore che si ha assaporando la battuta e la creme freiche regala quella piacevole grassezza che ben si sposa con carne e ostrica. Marcello mi spiega che ha pensato ai sapori della cucina di sua nonna, quando la battuta di carne si condiva con una salsa a base di acciughe. Per ricreare la sapidità marina di quel piatto e renderlo più contemporaneo, ha quindi deciso di utilizzare l’ostrica, con, devo ammettere, ottimi risultati.

Portata successiva è “Il Vitello e il Tonno”, uno dei cavalli di battaglia del Magorabin, in cui un cubo di tonno rosso del Mediterraneo crudo, si scioglie in bocca insieme agli elementi della salsa tonnata (capperi di Pantelleria e mimosa di tuorlo d’uovo) e ad una fetta sottilissima di girello di manzo cotto a bassa temperatura. La freschezza è data infine dai germogli di pisello che guarniscono questo piatto.

Segue “Lingua, Gamberi e Mandarino”, altro classico del ristorante. Piatto complesso e dai sapori decisi mi ha regalato una sensazione incredibile nella degustazione, lasciandomi in bocca un retrogusto fresco e delicato. Si tratta di un fondo fatto con una salsa di mandarini, un parallelepipedo di lingua, cotta a bassa temperatura e poi resa croccante in padella e di due gamberi rossi. Per chiudere in bellezza, i germogli di crescione donano la giusta acidità al piatto, equilibrando i sapori al massimo.

Ultimo dei piatti d’entrata è la “Castellana di Capesante”, una purea di mela verde con una capasanta scottata in padella con briciole di pane croccanti e pancetta e scaglie di tartufo nero. Una vera esplosione di sapori che chiude in maniera stupenda la prima serie di portate.

Per ripulire la bocca e prepararla alle portate successive arriva in tavola una insalata davvero speciale: asparagi, funghi porcini crudi, germogli e fiori, il tutto condito con emulsione all’erba cipollina, coulisse di barbabietola e creme freiche.

E’ ormai giunta l’ora del primo piatto e mi viene servito “Spaghetti, Pane, Burro e Acciughe”, in cui gli spaghetti sono avvolti nella cremosità del burro di malga e a fare contrasto nella croccantezza delle briciole di pane. L’alice completa il tutto, donando sapidità al piatto. Assolutamente superbo!!! Nella sua semplicità il mio preferito.

Ultimo piatto della serie salata è il “Maialino, Scampi e Bok-choy”; il maialino viene fatto cuocere a bassa temperatura, disossato e reso croccante in tegame. A far contrasto la battuta di scampi crudi e il bok-choy, una sorta di cavolo in miniatura, presidio Slow Food cinese ma coltivato sulla collina torinese, parte erbacea del piatto delicata e perfettamente amalgamata nei sapori.

Giunti a questo punto Marcello mi lascia nelle mani della sua pasticciera e dei suoi capolavori.

Primo di tutti il predolce. In molti si chiederanno cosa sia..beh, serve a preparare il palato al dolce e ad evitare un contrasto troppo netto con le precedenti portate salate. In questo caso si trattava di una salsa all’albicocca, panna cotta allo yogurt e granita di menta, il tutto guarnito con fiori eduli. Piacevole e rinfrescante. Un ottimo intermezzo, insomma.

Ma ora veniamo al dolce vero e proprio. “Cerea”, ovvero pesca di Volpedo sciroppata, sorbetto al cioccolato (una cremosità incredibile!!!) e una lingua di gatto a dare croccantezza all’insieme.

In ultimo il maitre mi chiede se gradisco un caffè, che arriva insieme ad una piccola alzatina con una selezione di pasticceria secca assolutamente divina! E, cosa non da poco, il caffè era davvero ottimo, una degna chiusura per un pasto assolutamente regale.

Che dire…provare per credere..ne vale davvero la pena!

Magorabin
Corso San Maurizio 61/B
Tel. 011 8126808

 

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