>Ricette immorali

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Questa settimana torniamo a parlare di un autore già citato in questa rubrica, di un gourmet che ha trasferito nei suoi libri la passione per la cucina e la buona tavola. Parliamo di nuovo di Manuel Vazquez Montalban e di un altro suo libro, “Ricette immorali”.
Questo è un libro ironico e sottile, un trattato eno-gastronomico-sessuale; l’idea dell’autore è quella di tracciare l’identikit del partner con il quale si ha intenzione di dividere la tavola e non da ultimo il letto.Si sviluppano così ben 62 ricette di alta cucina, tutte assolutamente realizzabili, ognuna delle quali accompagnate da un commento dell’autoreche stabilisce un rapporto di complicità con il lettore nell’atto “criminoso” della conquista amorosa.

Il cibo, protagonista assoluto di questo libro, è studiato ad hoc per ottenere un risultato perfetto per qualsiasi coppia, di ogni tipo, genere, razza e ceto sociale. Un libro che quasi stupisce per il perfetto abbinamento tra commensali e ricette, ironico, sottile, spiritoso; un libro adatto a chiunque, all’amica vegetariana, alla coppia gay, ottimo per  coniugi stagionati e per i neo sposi, purché dotati di una buona dose di ironia.

Questi alcuni estratti del libro:

 

“Dobbiamo riflettere sul concetto di piacere: Tutti i piaceri sono goduriosamente immorali, perché solo la sofferenza è morale…”

 

“Sto parlando di concepire il mangiare in compagnia come una situazione afrodisiaca di per sé, soprattutto quando la buona chimica del cibo coincide con la buona chimica dei commensali…”

 

“Consiglierei, come regola generale, di non stabilire associazioni tra gastronomia e sesso se non si hanno ancora 25 anni. Prima di quest’età, tranne che in alcune degnissime eccezioni, il palato è ancora nella fase prelogica.”

 

Buona lettura e….buon diertimento!

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>Cous cous "Sicilia"

>Con l’arrivo del caldo abbiamo tutti voglia di piatti freschi ma saporiti e spesso si cade nelle solite 3 o 4 preparazioni ormai super collaudate, certo ottime, ma che noia! Ecco un’idea che può funzionare sia per un buffet, sia, in porzioni maggiorate, come antipasto o piatto unico quando il caldo si fa insopportabile…

Ingredienti (x 6 bicchierini o 2 piatti “normali”):


100 gr di cous cous precotto
1 arancia
3 filetti di acciughe sott’olio
5 mandole pelate
finocchietto o prezzemolo tritato fresco q.b.
sale q.b.
pepe q.b.
olio q.b.

Procedimento:

Cuocere il cous cous come indicato sulla confezione. Pelare a vivo l’arancia, ricavare i filetti ed estrarre il succo dallo scarto, quindi filtrarlo e tenere tutto da parte.

Tritare grossolanamente le mandorle; tritare finemente le acciughe.

Condire il cous cous con sale, pepe, olio e succo d’arancia.

Servire in un bicchiere o in una ciotolina alternando il cous cous, i filetti di arancia e le acciughe. Finire con del finocchietto o del prezzemolo tritato.

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>Torta di nocciole

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Alle 19 di sabato sera scopri che dopo cena vengono degli amici a prendere il caffè…panico…non posso dar loro nulla! La cheesecake non va bene perchè non amano il formaggio lavorato, il plumcake allo yogurt è per colazione e poi…è iniziato!!! Mi spremo le meningi aprendo tutti gli armadietti che ho in cucina per racimolare ingredienti utili, poi, l’illuminazione…la torta alle nocciole, soffice, dolce…quella tipica piemontese…è anche abbastanza veloce da preparare, a patto di avere un robot da cucina che ci dia una mano…andata! Telefono a mio padre e gli chiedo di comprare del gelato alla crema (sarà ottimo da abbinare alla torta per smorzarne un po’ la “pastosità”…) e mi metto al lavoro.
Ingredienti (tortiera di 26 cm di diametro):
200 gr di nocciole (io ho usato la tonda gentile delle Langhe)
100 gr di fecola di patate
100 gr di farina
150 gr di zucchero
150 gr di burro
3 uova
1 bustina di lievito per dolci
Procedimento:
Mettete nel boccale del robot da cucina lo zucchero insieme alle nocciole e azionare, lasciando lavorare fino a quando non si crea una pasta liscia; aggiungete le uova e il burro e azionate nuovamente il robot fino a che il tutto sia perfettamente amalgamato, quindi aggiungete la farina e la fecola e impastate nuovamente (a questo punto il composto sarà piuttosto denso. Per ultimo aggiungete la bustina di lievito, quindi azionate nuovamente il robot per mescolarla al composto.
Imburrate e infarinate una tortiera, possibilmente a cerniera, quindi versatevi il composto, livellandolo con l’aiuto di una spatola umida (in questo modo l’impasto non si attaccherà all’attrezzo).
Spolverizzate la superficie della torta con zucchero semolato, quindi infornate in forno preriscaldato a 180° e fate cuocere per 40 minuti.
Buon appetito!!
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>Cheesecake all’arancia

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Incominciamo la serie dei dolci freddi, quelli che in estate si mangiano volentieri e risultano meno “pesanti”; questa volta parliamo di cheesecake, una torta fredda composta da una base di biscotti sbriciolati e impastati con burro fuso, su cui poggia uno strato di crema al formaggio dolce. Spesso si arricchisce la ricetta con frutta fresca o, come in questo caso, con uno strato di gelatina alla frutta.
Ingredienti (tortiera di 26 cm di diametro):
200 gr di formaggio morbido tipo philadelphia
300 ml di panna fresca
50 gr di zucchero
200 gr di biscotti secchi
100 gr di burro
la scorza di un’arancia grattugiata
il succo di 4 arance filtrato
4 gr di gelatina in fogli
1 cucchiaio di zucchero semolato
Procedimento:
Sbriciolate bene i biscotti (l’ideale è farlo con un mixer, altrimenti in caro vecchio batticarne è perfetto) e metteteli in una ciotola; fate sciogliere il burro e miscelatelo con la polvere di biscotto; si dovrà ottenere un composto umido che tende a compattarsi se viene pressato.
Versate questo composto in una tortiera a cerchio con il fondo rivestito di carta da forno, quindi, con l’aiuto di un cucchiaio, compattatelo, facendo attenzione a creare uno strato uniforme per il fondo., quindi posizionate in frigorifero.
Lavorate il formaggio in una ciotola, aggiungendo lo zucchero e la scorza d’arancia grattugiata, continuando a mescolare fino a che otterrete una crema densa e liscia; da parte montate la panna, quindi incorporatela delicatamente alla crema di formaggio, con movimenti dal basso verso l’alto.
Estraete la base dal frigorifero, versate la crema sulla base, livellatela con l’ausilio di un cucchiaio umido (in questo modo la crema non si attaccherà!) e rimettete il tutto in frigorifero, dove dovrà restare per almeno 1 ora.
Nel frattempo preparate la gelatina che servirà come top del dolce; ammollate i fogli di gelatina in acqua fredda; nel frattempo, in un tegame, scaldate il succo d’arancia con lo zucchero e mescolate fino a che quest’ultimo si sia ben sciolto (attenzione a non portare ad ebollizione!); togliete dal fuoco, strizzate i fogli di gelatina, uniteli al succo d’arancia ancora caldo e mescolate fino a che si siano sciolti perfettamente, quindi lasciate raffreddare.
Quando la gelatina è a temperatura ambiente, versatela sopra alla torta, facendo attenzione a non versarla tutta nello stesso punto per evitare di creare “buchi” nella crema. Ponete nuovamente in frigorifero, dove la torta dovrà restare almeno 3/4 ore prima di essere servita. Decorate a piacere.
Buon appetito!
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>La cucina dell’antica Roma

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Ed ecco giunto anche questa settimana, seppur con un lieve ritardo (perdonatemi ma il lavoro chiama…), la nostra rubrica sui libri in cucina.
Questa volta si tratta di una lettura leggermente più complessa delle precedenti, a cui sono arrivata grazie alla collana “100 pagine 1000 lire”, tanto in voga un po’ di anni fa (mamma mia, come passa il tempo e come si invecchia…sigh).
Questo testo, scritto in latino con traduzione a fronte è il “De Re Coquinaria” di Marco Gavio Apicio.
Apicio, uomo molto ricco, passò alla storia per le sue stravaganze culinarie: manicaretti a base di talloni di cammello, intingoli di creste tagliate a volatili vivi, triglie fatte morire nel garum della migliore qualità, oche ingrassate nei fichi secchi e ingozzate con mulsum, lingue di usignoli, di pavoni e di fenicotteri.
Le sue ricerche culinarie non dovettero essere in realtà così stravaganti, ma è sicuro che molti dolci e soprattutto salse presero il suo nome. Non bisogna dubitare del fatto che Apicio abbia realmente composto un’opera di cucina, anche se sembra piuttosto che egli ne abbia composte due: una spesso citata, unicamente sulle salse; un’altra su piatti completi.
Il De re coquinaria è un testo molto complesso e costituito da più sezioni non omogenee tra loro, perché probabilmente composte in più secoli (dal I a.C. al IV d.C.). L’opera  è costituita da   ricette di salse e di piatti completi. 
La raccolta composita che noi abbiamo si può datare in base alla lingua intorno al 385 d.C.: epoca in cui un compilatore non molto preparato in materia, tanto da confondere i fondi dei cardi con le ostriche, ma abbastanza esperto in medicina, deve avere assemblato varie ricette di Apicio e di altri autori. Il suo latino era povero dal punto di vista letterario, ma  adatto al linguaggio dei cuochi dell’epoca. Si trattava di un’opera di uso corrente, alla quale si aggiungevano in margine varianti e nuove ricette, dando così vita poco a poco, edizione dopo edizione al corpus di cui disponiamo.
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