>#siamoalverde e le poche verdure che si trovano nei ristoranti

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Oggi vorrei parlare di un’iniziativa nata quasi per scherzo qualche settimana fa su Twitter…alcuni blogger, tra cui Sandra di Un Tocco di Zenzero, si sono messi a discutere del fatto che troppo spesso, al ristorante, le vrdure vengono snobbate, in favore di carne e pesce, e vengono relegate al ruolo di semplice decorazione a margine del piatto. Pian piano la discussione si è gonfiata, fino a far nascere la tribù di #siamoalverde, con l’intento di portare avanti il progetto di rendere le verdure protagoniste dei menù.
Già perchè in molte culture culinarie la verdura diventa protagonista di molti piatti..soprattutto nella cultura asiatica e mediorientale molte sono le portate principali in cui la verdura la fa da padrona…qui in Italia invece, nonostante la tradizione enogastronomica preveda l’uso di parecchie verdure, nei ristoranti raramente troviamo proposte valide, vuoi perchè cucinare pesce o carne è più semplice, vuoi perchè la verdura prevede un “protocollo” di preparazione più complesso.
Da qui nascono diversi interrogativi al riguardo…perchè sono pochi i locali dove viene proposto un menù in cui il verde (e tutti gli altri colori dei vegetali) non è protagonista? Perchè nei ristoranti non c’è la volontà di creare un piccolo menù dedicato agli ortaggi? Voi vi siete mai posti questi interrogativi?
Sandra (un vulcano di idee!!!) sta pensando ad un piccolo evento completamente dedicato alle verdure, probabilmente qui a Torino, prima dell’estate…e alla creazione di una community dove parlare dell’argomento…come dice lei “tanti amici legati a doppio filo con l’erba cipollina e l’amore incondizionato per ortaggi&C”….che dite….vi unite a noi in questa stupenda avventura?
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>Le ricette di Pepe Carvalho

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Torniamo a parlare di libri e cucina e questa volta lo facciamo con i romanzi di un grande autore spagnolo: Manuel Vasquez Montalban. 
In alcune delle  più importanti opere di Montalban, scrittore impegnato nonché gran buongustaio, la cucina assume un ruolo fondamentale e imprevedibile. L’autore di una ventina di romanzi polizieschi che hanno per protagonista il detective-gastronomo catalano Pepe Carvalho e di un insolito libro di ricette, ha espresso mirabilmente la sua filosofia di vita attraverso la passione per l’arte culinaria , nata sin da quando da bambino cucinava per la madre. 
Il personaggio di Pepe Carvalho, un investigatore “privado” colto, ironico, cinico, ma anche appassionato e curioso, ha con la cucina un rapporto intenso e le sue avventure sono scandite dai piatti che il protagonista ama cucinare e gustare in compagnia di persone che li sappiano apprezzare. Le sue imprese culinarie sono talmente numerose, che lo stesso Montàlban le ha raccolte nel volume “Le ricette di Pepe Carvalho”, edito nel 1988 in Spagna e tradotto in Italia nel 1994. L’opera, filtrata dallo sguardo di Carvalho, alter ego di Montalbàn, è una scommessa sulla felicità e un ampio ricettario di come si debba bere e cucinare, perché, come recitano le parole di una delle canzoni preferite di Carvalho, “bisogna imparare ad amare e a vivere”.

Si potrebbe dire che Carvalho è un detective dei piaceri. Oppure si potrebbe definire come un gran gourmet che si occupa di investigazioni, che prova a spiegarsi la vita mediante le sue passioni gastronomiche, come cuoco e come consumatore. Pepe Carvalho sperimenta in solitudine ricette raffinate e complicate, piatti elaboratissimi da preparare anche alle due di notte. Cucina per impulso, a seconda del suo stato d’animo, e quasi sempre cerca una compagnia complice per mangiare quanto ha cucinato e, come afferma Montalbàn, “per evitare l’onanismo della semplice nutrizione e riuscire nell’esercizio della comunicazione”. Le parole del bolero amato da Pepe “si vive soltanto una volta” risuonano nella sua cucina, trasformandola in un luogo non solo di divertimento e fantasia, ma anche di conoscenza e di riflessione critica sulla vita.

Montalbán attraverso il detective Pepe Carvalho si batte per la difesa della diversità gastronomica, dando voce ad inusitati accostamenti di vini, alimenti e relazioni umane, mirando alla riconciliazione con i piaceri del cibo e della comunicazione. E se con sottile umorismo al suo eclettico gourmand fa bruciare un libro al giorno, perché ne ha letti tanti ma non gli hanno insegnato a vivere, afferma invece che “mangiare bene, e bere ancor meglio, rilassa gli sfinteri dell’anima, sconvolge i punti cardinali di una cultura repressiva e prepara alla comparsa di una comunicabilità che non va sprecata”.
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>Nonna Papera cucina per gli studenti….

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…ebbene si, torniamo indietro dfi qualche anno e tiriamo fuori dal cassetto una pasta rapida e veloce che amo e che, essendo preparabile in anticipo, è perfetta per chi studia e ha poco tempo/voglia di stare ai fornelli…
Perchè? Semplice…per partecipare al contest de “IlPomodoRosso” e per ricordare il periodo dello studio…
Pasta per studenti..ma mica avrà qualcosa di particolare o diverso? In effetti si, perchè la dispensa di uno studente è di norma quasi vuota e riuscire a mangiare in maniera varia, sana e gustosa non è così semplice…quindi rimbocchiamoci le maniche e troviamo la soluzione al problema!!!
Pasta al forno con zucchine fritte, tonno e mozzarella
 
Ingredienti (x 4 persone con appetito normale o 3 con appetito mega):

1 confezione di Radiatori Garofalo
4 zucchine chiare
250 gr di tonno sott’olio
250 gr di mozzarella
olio di oliva q.b.
sale grosso e fino q.b.
pepe q.b.
Procedimento:
Tagliare le zucchine a piccoli quadretti di 5 mm di lato circa, facendo attenzione ad eliminare i semi interni al frutto (tendono a diventare molli in cottura). Far scaldare abbondante olio in una padella e, quando è ben caldo, far friggere i cubetti di zucchina per qualche minuto, fino a che si coloriscono e creano una bella crosticina dorata, quindi scolarli dall’olio e porli su carta assorbente da cucina per togliere l’unto.
Tagliare finemente la mozzarella e, in un altro recipiente, spezzettare il tonno.
Mettere a bollire l’acqua per la pasta (ricordatevi di salarla con il sale grosso!!!!) e, raggiunta l’ebollizione, buttare i radiatori, mescolare brevemente e lasciar cuocere per circa 8 minuti (1 minuto in meno del tempo di cottura indicato sulla confezione), quindi scolarli e condirli con il tonno e le zucchine.
In una pirofila da forno fate uno strato di pasta, uno di mozzarella, poi di nuovo pasta e mozzarella, che nella parte superiore dovrà essere abbondante.
Ungete con un filo di olio e infornate, in forno preriscaldato a 180°C, per circa 15 minuti. Sfornate e VOILA’…la pasta è pronta!!! Buon appetito!
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>Caffè…?…No….bonèt!!

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Riaffrontiamo di nuovo la cucina piemontese con un dolce tipico, che in pochi, al di fuori della regione, conoscono ma che, una volta assaggiato, lascia il segno per tutte le sue particolarità…parliamo del bonèt, un dolce le cui origini sono, molto probabilmente, della zona delle Langhe;sull’origine della parola “Bonèt” si sono succedute, nel tempo, numerose versioni.
Il termine “Bonèt” in piemontese significa cappello/berretto e, secondo il dizionario Piemontese/Italiano di Vittorio Sant’albino del 1859, tale dolce porta questo nome perché così si chiamava lo stampo di rame e alluminio nel quale viene cotto, che imita in realtà un cappello da cucina (bonèt ‘d cusin-a).
L’ipotesi più curiosa e accreditata nelle Langhe, lascia intendere che il dolce sia stato chiamato così perché veniva servito alla fine del pasto, come cappello a tutto ciò che si era mangiato.
Infatti, prima di uscire di casa o da un locale chiuso, dopo essersi vestiti, si indossava, come ultimo indumento, il bonèt e, quindi, per similitudine il dolce posto a chiosa del pasto prese questo nome.
Ma come si realizza questo dolce? Vediamolo passo a passo…
Ingredienti (x 12 persone):
2 l di latte intero
5 uova intere
10 tuorli
600 gr di zucchero
400 gr di amaretti
1 bicchiere di Rum
50 gr di cacao amaro in polvere
1 limone, la scorza grattugiata
Procedimento:
Pestate nel mortaio gli amaretti fino a ridurli in polvere.
Mettete a bollire il latte, aromatizzandolo con la scorza di limone grattugiata.
Nel frattempo, in una ciotola, sbattete le uova intere e i tuorli insieme a 400 gr circa di zucchero, poi unite il liquore, la polvere degli amaretti e il cacao e lavorate con cura, fino a ottenere un’amalgama liscio ed uniforme.
Questo, aggiungetelo nel latte, mescolate più volte e fate cuocere, adagio, per circa 30 minuti.
Rivestite lo stampo con il rimanente zucchero, da caramellare passandolo sopra una fiamma, in modo che si sciolga e si attacchi alle pareti del tegame.
Versate il latte nello stampo e mettetelo in forno preriscaldato a 180°C, per cucinarlo a bagnomaria. Dopo circa 1 ora toglietelo, lasciate che si raffreddi, capovolgete lo stampo in un piatto da portata e servitelo. Alternativamente fate dei monoporzione che potrete decidere di lasciare interi, senza capovolgerli al momento del servizio.
Buon appetito!!
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>Assortimento di formaggi piemontesi e marmellate Rigoni di Asiago

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Questa volta non si tratta di una ricetta…almeno non nel classico senso della parola…è più un “assemblaggio”, uno studio di accostamenti…accostamenti tra le marmellate e i formaggi…già perché sembra una banalità ma in realtà accostare i giusti sapori non è così semplice. I sapori si devono amalgamare, devono contrastare senza esagerazioni e fondersi tra loro in maniera armoniosa, perfetta…da qui questo “studio”…
Del resto sono piemontese e chiunque appartenga a questa regione prima o poi deve fare i conti con i formaggi che per molti sono un’autentica passione…
Non è stato semplicissimo, soprattutto perché le marmellate che i supermercati propongono sono assai poco adatte..i gusti sono sempre gli stessi e tutta la varietà offerta dalla Rigoni di Asiago in realtà è introvabile perché per ragioni di marketing i gusti più particolari sono irreperibili ma ce l’abbiamo comunque fatta. Vediamo come comporre il piatto…
Ingredienti:
Langhetta di capra Agrilanga
Tuma Langarola di capra Occelli
Toma piemontese DOP
Bra duro DOP
Gorgonzola dolce novarese DOP
Brus
Fiordifrutta mirtilli Rigoni di Asiago
Fiordifrutta arance amare Rigoni di Asiago
Fiordifrutta agrumi Rigoni di Asiago
Procedimento:
Tenere a temperatura ambiente i formaggi per almeno 30 minuti prima di consumarli. Questo è indispensabile per consentire alla pasta dei formaggi di sprigionare tutti i profumi e per consentire ai formaggi a pasta molle di riprendere la loro originale cremosità.
Disporre su un piatto da portata delle fettine di ogni tipo di formaggio e un cucchiaio di ogni marmellata e servire.
Gli accostamenti non sono semplici e ovvi ma dipendono dai gusti personali ma in linea di massima alcuni accostamenti sono consigliati, altri un po’ meno…
In questo caso gli abbinamenti sono stati:
– Langhetta di capra Agrilanga e Tuma Langarola di capra Occelli con Fiordifrutta ai mirtilli, che stemperava il gusto forte del formaggio caprino;
– Toma piemontese DOP (pasta morbida) con Fiordifrutta alle arance, che dava un po’ di carattere ad un formaggio molto delicato;
– Bra duro DOP (sapore piccante e sapido) con Fiordifrutta ai mirtilli per stemperare o all’arancia amara per esaltare il sapore;
– Gorgonzola dolce novarese DOP con Fiordifrutta agli agrumi, ottima per esaltare il gusto del formaggio;
– Brus (crema di formaggio piccante) con Fiordifrutta ai mirtilli per stemperare un sapore decisamente particolare.
E con questo…buon appetito!!!
Con questa ricetta partecipo a:
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