>Il cucchiaio d’argento

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Questa volta parliamo di uno dei pilastri della cucina…uno dei libri che quasi tutti hanno nella loro libreria, nella sezione dedicata alla cucina; parliamo de “Il Cucchiaio d’argento”.
È uno dei libri di cucina più rinomati e popolari d’Italia. È nato nel dopo-guerra durante una contestazione di prezzo tra la casa editoriale e i distributori del libro popolare Il Talismano della Felicità di Ada Boni.
Editoriale Domus lo pubblica tutt’ora, sia come un singolo volume, che come serie di volumi mono-tematici (Antipasti & Contorni, Primi, Secondi, Dolci, Piatti estivi).
Tantissime ricette in ordine alfabetico (veramente per soddisfare ogni gusto),  le tabelle delle calorie, consigli utili per la corretta conservazione degli alimenti o riguardo le diverse tecniche di cottura, i menù degli chef più rinomati, i vini con gli abbinamenti preferibili e tanto tanto altro ancora..insomma un must per ogni appassionato di cucina. Assolutamente da non perdere!
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>Le ricette di Pepe Carvalho

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Torniamo a parlare di libri e cucina e questa volta lo facciamo con i romanzi di un grande autore spagnolo: Manuel Vasquez Montalban. 
In alcune delle  più importanti opere di Montalban, scrittore impegnato nonché gran buongustaio, la cucina assume un ruolo fondamentale e imprevedibile. L’autore di una ventina di romanzi polizieschi che hanno per protagonista il detective-gastronomo catalano Pepe Carvalho e di un insolito libro di ricette, ha espresso mirabilmente la sua filosofia di vita attraverso la passione per l’arte culinaria , nata sin da quando da bambino cucinava per la madre. 
Il personaggio di Pepe Carvalho, un investigatore “privado” colto, ironico, cinico, ma anche appassionato e curioso, ha con la cucina un rapporto intenso e le sue avventure sono scandite dai piatti che il protagonista ama cucinare e gustare in compagnia di persone che li sappiano apprezzare. Le sue imprese culinarie sono talmente numerose, che lo stesso Montàlban le ha raccolte nel volume “Le ricette di Pepe Carvalho”, edito nel 1988 in Spagna e tradotto in Italia nel 1994. L’opera, filtrata dallo sguardo di Carvalho, alter ego di Montalbàn, è una scommessa sulla felicità e un ampio ricettario di come si debba bere e cucinare, perché, come recitano le parole di una delle canzoni preferite di Carvalho, “bisogna imparare ad amare e a vivere”.

Si potrebbe dire che Carvalho è un detective dei piaceri. Oppure si potrebbe definire come un gran gourmet che si occupa di investigazioni, che prova a spiegarsi la vita mediante le sue passioni gastronomiche, come cuoco e come consumatore. Pepe Carvalho sperimenta in solitudine ricette raffinate e complicate, piatti elaboratissimi da preparare anche alle due di notte. Cucina per impulso, a seconda del suo stato d’animo, e quasi sempre cerca una compagnia complice per mangiare quanto ha cucinato e, come afferma Montalbàn, “per evitare l’onanismo della semplice nutrizione e riuscire nell’esercizio della comunicazione”. Le parole del bolero amato da Pepe “si vive soltanto una volta” risuonano nella sua cucina, trasformandola in un luogo non solo di divertimento e fantasia, ma anche di conoscenza e di riflessione critica sulla vita.

Montalbán attraverso il detective Pepe Carvalho si batte per la difesa della diversità gastronomica, dando voce ad inusitati accostamenti di vini, alimenti e relazioni umane, mirando alla riconciliazione con i piaceri del cibo e della comunicazione. E se con sottile umorismo al suo eclettico gourmand fa bruciare un libro al giorno, perché ne ha letti tanti ma non gli hanno insegnato a vivere, afferma invece che “mangiare bene, e bere ancor meglio, rilassa gli sfinteri dell’anima, sconvolge i punti cardinali di una cultura repressiva e prepara alla comparsa di una comunicabilità che non va sprecata”.
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>Conserve: essiccare, salare, affumicare, congelare, candire…

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Siamo abituati a pensare al passato in termini nostalgici e ideali: un mondo in cui gli esseri umani vivevano in armonia con la natura e seguivano i suoi ritmi ed i suoi tempi. E’ fondamentale sottolineare che si tratta di una nostra mistificazione: sin dall’inizio dei tempi l’uomo ha cercato di soddisfare i suoi bisogni primari, tra cui ovviamente la fame. Dovendo seguire i cicli della natura le risorse a disposizione erano estremamente limitate: la terra produce seguendo le stagioni, dando molto in momenti limitati e non consentendo, nella prossimità, una dieta variata come quella attuale. Per questa ragione obiettivo primario era aumentare il più possibile la disponibilità di prodotti lungo il corso dell’anno; da qui la necessità di conservare i cibi. 
Da questo ragionamento parte il libro di cui andiamo a parlare questa settimana;

Conserve: essiccare, salare, affumicare, congelare, candire, fermentare, conservare sott’olio, sott’aceto, sotto spirito e sottovuoto con oltre 50 ricette.
SANDLER Nick & ACTON Johnny. 
Ed. Mango
Conservare è una specie di alchimia. Vuol dire trasformare gli alimenti nella forma, nel colore, nella consistenza e saper aspettare mentre anche il tempo assiste alla magia. Inoltre, conservare gli alimenti permette di fare apprezzabili economie, di evitare del tutto gli additivi impiegati dall’industria alimentare e l’omologazione ad un gusto di massa. Partendo da un’introduzione panoramica sull’evoluzione delle tecniche, Sandler & Acton passano poi alla spiegazione di tutti i principali metodi di conservazione degli alimenti: essiccare, salare, affumicare, congelare, candire, fermentare, conservare sott’olio, sott’aceto, sotto spirito e sottovuoto. Insegnano anche come produrre un ristretto numero di salumi. Le informazioni pratiche sono affiancate da una cinquantina di ricette concepite per utilizzare nel modo migliore le conserve, ovvero suggerimenti per fare delle vere prelibatezze con la composta di pesche, la bresaola o i funghi essiccati preparati in casa. Conserve offre anche importanti consigli per operare in tutta sicurezza dalla costruzione di un affumicatoio alle norme igieniche per evitare le contaminazioni. Una guida completa, far scoprire che mettere in conserva è un’attività piacevole e può facilmente, se ci si prende gusto, diventare una passione divorante.}
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>Volevo essere un grande chef

> Con un giorno di ritardo e quasi una settimana di silenzio totale, dovuta ad una mole di lavoro inattesa che mi ha tolto tempo anche per respirare (figuriamoci accendere il computer…), torno con la mia rubrica settimanale “Letture in cucina” per consigliarvi un libro, leggero, originale e gustoso…così come dovrebbe essere il menù perfetto…buona lettura!!

Ogni piatto – dall’antipasto al dolce – se potesse parlare avrebbe delle storie da raccontare. Come quelle narrate in questo libro che abbina racconti e ricette: un binomio gustosissimo. (Note di copertina)

Ci sono libri che contengono delle vere e proprie sorprese. Che magari si comprano così, in un momento di noia o di depressione, perché la copertina è colorata e accattivante o perché il titolo rispecchia un nostro desiderio inconscio… E, dopo la lettura, ci si sente riconciliati con la vita!
E’ il caso di “VOLEVO ESSERE UN GRANDE CHEF” di Loredana Limone, un libro molto originale e gustoso: un menu tutto composto di racconti, in altre parole una pietanza letteraria. La cosa che mi è piaciuta di più è che non si tratta però di ricette raccontate, ma di storie che ruotano intorno ad un piatto. Per esempio mi è piaciuto molto il racconto degli involtini (peraltro provati: buonissimi!) che rivela un inatteso fiale, quello della nonna che racconta della nipote e della pastiera e intanto amoreggia col vicino di casa, quelli dove con ironia si parla di amori finiti (ma c’è una consolazione in arrivo). E poi sono molto toccanti i due racconti sul fascismo, su Gesù, sull’omicidio di Pesaro (quest’ultimo mi sembra sia tratto da una storia vera), sul fugace incontro di due amanti lontani. E’ da morire dal ridere il racconto sulla verginità tardiva consumata con pesce spada alla griglia, cui non può far seguito che una macedonia afrodisiaca.
Un libro veramente vario e piacevole, con un menu gustoso e facile da fare (ci sono delle ricette spiegate proprio bene e alcune molto particolari, come il pane ai datteri, la zuppa di pesce francese… persino quella del Negroni Sbagliato che è un aperitivo/istituzione a Milano). Ogni racconto è diverso dall’altro, ha la sua musicalità e il suo linguaggio che aderiscono al contesto e al soggetto, ma la scrittura è appassionata e brillante in tutti e non si vede l’ora di finire un racconto per leggere il successivo. Poi, quando non ce ne sono più, si dice “peccato che sia finito!” E allora si va in cucina a preparare qualcuna delle gustose ricette per ricreare l’atmosfera delle pagine di questo insolito, gustoso menu letterario.

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>Le mie ricette da…Italia, Grecia, Francia, Marocco; Svezia, Spagna…

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Da oggi su questo blog si apre una nuova rubrica settimanale che tratterà di libri…principalmente libri di cucina che per me non significa solo libri di ricette ma libri che raccontano storie, che ci affascinano, libri attraverso cui sentire i profumi e le voci di paesi lontani o vicini; libri che ci raccontano sicuramente di piatti tipici e ricette, ma non solo…una nuova sfida su questo blog…vediamo se ci si riesce!! Da oggi, ogni mercoledì, un nuovo libro da gustare insieme!!
Iniziamo questo viaggio attraverso le pagine dei libri da un testo che sicuramente in molti conoscono:
Jamie Oliver – Le mie ricette da…Italia, Grecia, Francia, Marocco, Svezia, Spagna
Versioni facili dei piatti tipici più buoni incontrati durante i miei viaggi
Edizioni Tea – 2010
Ma chi è Jamie Oliver?
Classe 1975 Jamie ha iniziato a cucinare nei pub dei suoi genitori, nell’Essex, quando aveva solo otto anni e da allora non ha più smesso, lavorando per diversi ristoranti, fino ad approdare a Londra, dove è stato scoperto da un produttore televisivo.
La sua carriera in televisione è cominciata con la serie “Il cuoco nudo”, nel 1999. Nel frattempo ha aperto a Londra il ristorante Fifteen e rivoluzionato la cucina nelle mense scolastiche e nelle case inglesi.
Ha fondato la “Jamie Oliver Foundation”, la cui missione è migliorare la vita delle persone attraverso il cibo; gestisce il gruppo di ristorazione Fifteen, che insegna a giovani disoccupati il mestiere di cuoco e i centri Ministry of Food, impegnati nell’educazione alimentare nelle comunità.
“Vorrei che questo libro non servisse soltanto a risolvere il solito dilemma del  ‘che cosa faccio per cena stasera?’, ma vi trasmettesse anche un pizzico d’impulsività, perché il suo vero scopo è dimostrare quanto può essere semplice ed entusiasmante saltare in macchina…o su un treno, un pullman, un aereo e andare a scoprire altre culture. Non deve per forza essere una vacanza lunga: sono sicurissimo che vi basteranno anche pochi giorni trascorsi fuori dalla vostra ‘confort zone’ per darvi una sferzata di ottimismo e positività e prepararvi ad affrontare meglio la routine di tutti i giorni una volta tornati a casa.”
Questo lo spirito con cui Jamie Oliver affronta ogni sfida, in cucina e nella vita. Il suo motto è “Cucinare deve essere semplice, gustoso e divertente”, quindi non ci si deve stupire se le ricette pubblicate in questo libro sono estremamente immediate, nonostante a volte non siano così semplici; questo perché l’approccio dell’autore a ogni singolo piatto è basato sul piacere di cucinarlo e di gustarlo.
Il libro è estremamente ricco di illustrazioni, non solo di piatti ma anche di posti visitati e di persone incontrate..una specie di diario di viaggio insomma.
Insomma, fotografie superbe, ricette semplici e interessantissime…un libro che non si smetterebbe mai di sfogliare…un libro per chi, oltre la cucina, ama i viaggi e la scoperta…
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